I FOGLI VOLANTI SONO
Alberto Cesa

Racconta Rabelais che nelle piazze del 500 un suonatore di ghironda raccoglieva più pubblico di un predicatore, alla faccia della decadenza che quella sua strana scatola sonora aveva dovuto condividere con i signorotti di mezza Europa dopo i fasti medioevali delle corti trobadoriche. Una donna di Ferrere, in Valle Stura, raccontò a Nuto Revelli per il "Mondo dei vinti" che suo nonno, per guadagnare qualche soldo, girava a piedi per la Francia, dalla Provenza alla Bretagna, con la lanterna magica e la ghironda in spalla. Chissà quante cose avranno visto lungo il loro faticoso peregrinare quei suonatori ambulanti che portavano in giro per ogni angolo d'Europa, sulle orme degli antichi menestrelli, quella che giustamente (parola di ghirondista!) fu a lungo chiamata "la regina di tutti gli strumenti"!
Chissà quanto forse avremmo capito meglio certi passaggi della storia se quegli uomini avessero affidato la memoria delle loro avventure, dei loro incontri, delle loro riflessioni, alla scrittura anziché a quello che rimane pur sempre il confine invalicabile tra la cultura popolare e la cosiddetta "cultura dominante", l'oralità. Peccato! Anche se... Anche se, come in tutte le tradizioni che si rispettano, nella nostra c'é stato chi ha mischiato le carte... e, senza cambiare schieramento (con un preveggente senso del "politically correct") ha sapientemente unificato lo scritto e l'orale (prenda nota Berlinguer! ). Parlo di quella piccola fetta di musicanti popolari, forse la più vivace e dinamica anche perché storicamente più moderna, che si raccoglie attorno al fenomeno (quasi tutto italiano) dei cantastorie. Ed è proprio a loro che mi sono ispirato, dopo più di venticinque anni di dedizione assoluta alla "tradizione", per allestire la “grande-novità” dei Fogli Volanti (che erano poi i foglietti su cui i cantastorie stampavano le loro canzoni per venderle in cambio della sopravvivenza e per racccontare, come in un giornale cantato, le piccole e le grandi storie del mondo).
Anch'io, come i ghirondisti ambulanti di Rabelais e di Revelli, ho girato tanto per il mondo (anche se fortunatamente non ...a piedi) e, da quella postazione un po' speciale che è riservata ai musicanti popolari, ho visto un sacco di cose. Alla fine di ogni viaggio, insieme ai miei compagni di turno del Cantovivo, il piacere più grande è sempre stato rivivere le avventure appena passate raccontandole a quegli “sfigati” di amici non-musicanti rimasti a casa.
Così, ridendo-e--scherzando, sono passato in mezzo a un quarto di secolo di storia, ritmandone ogni sussulto, sempre dentro (e per) quel mondo popolare che Ernesto De Martino diceva appartenere ai "muti della storia".
"Fogli Volanti" non è dunque il classico disco d'autore, quanto piuttosto una specie di diario-cantato, nato dagli appunti che ho raccolto qua e là attorno a episodi, persone, situazioni che diventano "simboliche", anche se mai necessariamente di grande rilievo oggettivo, di un modo (quello mio e di Cantovivo) di vivere la musica, la storia, quello che con più o meno coinvolgimento ci è stato e ci sta intorno.
Non è quindi un abbandono di quel folk che da venticinque anni studio, esploro, canto... Al contrario! E' un grande atto di amore nei suoi confronti. Anche per restituirgli, nel mio piccolo, un po' di giustizia... facendo "dall'interno" quello che da un po' di tempo stanno (rapinosamente) facendo nel mondo commerciale autori e cantautori della World-music, "piuttosto" che dell'Ethno, della Rooth, della New Age...


Pubblicato da La Stampa TorinoSette

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Mercoledì 14 Aprile 2021